I cerchi della vita: ciò che iniziamo, ciò che lasciamo aperto e ciò che scegliamo di chiudere
Ogni cerchio racconta una storia. Alcuni si chiudono, altri rimangono aperti. E ciascuno, in qualche modo, occupa uno spazio nella nostra vita.
Il cerchio è considerato uno dei simboli più universali e antichi, presente nella natura, nell'arte, nell'architettura e nelle tradizioni di numerose culture.
Basta osservare ciò che ci circonda: il sole, la luna, gli anelli di un tronco d'albero, la forma di un fiore, le onde concentriche che si formano quando un sasso cade nell'acqua.
Anche la Terra, pur non essendo un cerchio perfetto, ci appare rotonda, richiamando simbolicamente questa forma.
Nell'arte e nell'architettura, il cerchio ha sempre avuto un significato particolare. Pensiamo al Pantheon di Roma, alle cupole delle chiese, ai rosoni delle cattedrali o ai mandala delle tradizioni orientali.
Privo di angoli e spigoli, senza un inizio o una fine chiaramente identificabili, il cerchio è diventato simbolo di armonia, unità, continuità e perfezione.
Rappresenta anche il tempo, con la sua natura ciclica: il susseguirsi delle stagioni, il giorno e la notte, le fasi della luna, i cicli della vita.

Il cerchio come spazio di protezione
Il cerchio non è soltanto una forma geometrica. È anche un simbolo di protezione, appartenenza e connessione.
Fin dall'antichità, le persone si riunivano intorno al fuoco, disponendosi in cerchio. Una configurazione che permetteva di vedersi, condividere il calore, comunicare e prestare attenzione a ciò che accadeva intorno.
Ancora oggi ci sediamo in cerchio quando desideriamo creare uno spazio di ascolto, condivisione e partecipazione.
Nel cerchio non esiste necessariamente un posto più importante degli altri. Ogni persona può vedere ed essere vista.
Il cerchio diventa così uno spazio simbolico nel quale sentirsi accolti, riconosciuti e protetti.
E se ci pensiamo, anche noi abbiamo i nostri cerchi di protezione: la famiglia, gli amici, le relazioni significative, ma anche i confini personali che scegliamo di stabilire per prenderci cura di noi stessi.
Il cerchio protegge, ma definisce anche uno spazio. E riconoscere quello spazio significa imparare a rispettare i nostri confini e quelli degli altri.
I cerchi che apriamo nella nostra vita
Ogni giorno apriamo nuovi cerchi.
Quando iniziamo un progetto, prendiamo una decisione, intraprendiamo una relazione, affrontiamo un cambiamento o ci poniamo un obiettivo, possiamo immaginare di aprire un nuovo cerchio.
Ogni nuovo inizio richiede attenzione, intenzione, tempo ed energia.
Pensiamo a un progetto professionale che desideriamo realizzare, a una conversazione importante che continuiamo a rimandare, a una scelta che non riusciamo a prendere o a un cambiamento che vorremmo introdurre nella nostra vita.
Sono tutti cerchi che abbiamo aperto.
Alcuni si sviluppano e si completano naturalmente. Altri rimangono sospesi.
E proprio questi ultimi possono continuare a occupare uno spazio nei nostri pensieri.

I cerchi rimasti aperti: quanta energia ci chiedono?
Ti è mai capitato di pensare continuamente a qualcosa che non hai portato a termine?
Un lavoro incompiuto, una decisione rimandata, una relazione nella quale è rimasto qualcosa di non detto, un obiettivo abbandonato senza aver davvero scelto di lasciarlo andare.
A volte non è tanto la situazione in sé a pesarci, quanto il fatto di sentirla ancora aperta.
Le situazioni incompiute possono continuare a richiamare la nostra attenzione, generando preoccupazione, frustrazione o la sensazione di avere qualcosa in sospeso.
È come se una parte delle nostre risorse mentali ed emotive rimanesse impegnata in qualcosa che non trova una conclusione.
E più cerchi lasciamo aperti, più possiamo avere la sensazione di disperdere le nostre energie.
Non significa che dobbiamo necessariamente portare a termine tutto ciò che iniziamo.
Significa piuttosto diventare consapevoli di ciò che continuiamo a portarci dietro.
Perché a volte ciò che ci affatica non è quello che stiamo facendo, ma quello che non abbiamo ancora deciso di fare, completare o lasciare andare.
Perché ricordiamo ciò che lasciamo incompiuto?
Esiste un fenomeno psicologico particolarmente interessante, conosciuto come effetto Zeigarnik, dal nome della psicologa Bluma Zeigarnik, che negli anni Venti studiò il modo in cui ricordiamo le attività completate e quelle interrotte.
Le sue osservazioni suggerirono che, in determinate condizioni, tendiamo a ricordare meglio ciò che abbiamo lasciato incompiuto rispetto a ciò che abbiamo portato a termine.
Pensiamo a una conversazione rimasta in sospeso, a una decisione che continuiamo a rimandare o a un progetto iniziato e mai concluso.
Quante volte questi pensieri tornano alla nostra attenzione, anche quando siamo impegnati in altro?
È come se quei cerchi aperti continuassero a chiedere uno spazio nella nostra mente.
Naturalmente, non tutte le situazioni incompiute generano disagio e l'effetto Zeigarnik non si manifesta sempre allo stesso modo. Tuttavia, questa prospettiva ci invita a riflettere su quanto ciò che lasciamo in sospeso possa influenzare la nostra attenzione e il nostro benessere.
E se parte della nostra stanchezza derivasse non soltanto da ciò che facciamo, ma anche da ciò che continuiamo a rimandare?
Chiudere un cerchio non significa sempre raggiungere un obiettivo
Siamo spesso abituati ad associare la conclusione di un percorso al raggiungimento di un risultato.
Ma nella vita non tutti i cerchi si chiudono come avevamo immaginato.
A volte chiudere un cerchio significa completare un progetto o raggiungere un traguardo.
Altre volte significa accettare che qualcosa non è andato come speravamo.
Può voler dire riconoscere che un obiettivo non ci rappresenta più, interrompere un'abitudine che non ci fa stare bene, modificare una scelta o lasciare andare aspettative che non sono più in linea con i nostri valori.
Chiudere un cerchio può anche significare perdonare, accettare una situazione che non possiamo cambiare o semplicemente riconoscere che un'esperienza ha concluso il suo percorso nella nostra vita.
Non sempre possiamo scegliere come si conclude una situazione. Ma possiamo lavorare sul significato che le attribuiamo e sul modo in cui decidiamo di andare avanti.
Quando la vita ci chiede di disegnare un nuovo cerchio
Ci sono momenti nei quali la vita cambia direzione, indipendentemente dalla nostra volontà.
Una diagnosi, una malattia, la menopausa, un cambiamento familiare o una transizione personale possono modificare profondamente le nostre abitudini, le priorità e persino l'immagine che abbiamo di noi stessi.
In queste situazioni, potremmo desiderare di tornare al cerchio precedente, a ciò che conoscevamo e che ci faceva sentire al sicuro.
Ma non sempre è possibile, né necessariamente è ciò di cui abbiamo bisogno.
A volte il percorso consiste proprio nel riconoscere che un ciclo della nostra vita si è trasformato e che possiamo costruire un nuovo equilibrio.
Nell'Health & Medical Coaching lavoriamo anche su questo: accompagnare la persona nell'esplorazione delle proprie risorse, dei propri valori e delle possibilità che rimangono disponibili, anche quando le circostanze cambiano.
Non si tratta di negare le difficoltà o di dover trovare necessariamente qualcosa di positivo in ogni esperienza.
Si tratta di riconoscere ciò che è cambiato, accogliere le emozioni che accompagnano il cambiamento e ritrovare, passo dopo passo, un senso di autonomia e di direzione.
Perché non sempre possiamo tornare al cerchio di prima. Ma possiamo imparare a dare forma a quello nuovo.
Il ruolo del coaching: riconoscere, esplorare e chiudere i nostri cerchi
Nel coaching, il concetto del cerchio può diventare una metafora potente per esplorare la nostra vita.
Un percorso di coaching offre uno spazio di riflessione nel quale fermarsi, osservare ciò che stiamo vivendo e riconoscere quali situazioni stanno assorbendo le nostre energie.
Quali cerchi hai aperto?
Quali sono rimasti sospesi?
E quali, forse, è arrivato il momento di chiudere?
Attraverso l'ascolto, la consapevolezza e domande mirate, il coaching può aiutarci a distinguere ciò che è davvero importante da ciò che continuiamo a mantenere aperto per abitudine, paura, senso del dovere o difficoltà a prendere una decisione.
Non si tratta di trovare una soluzione immediata a ogni situazione, ma di creare uno spazio nel quale esplorare nuove prospettive e riconoscere le proprie possibilità di scelta.
Perché anche decidere consapevolmente di non proseguire qualcosa può rappresentare un passo importante.
Perché non possiamo sempre controllare ciò che accade nella nostra vita, ma possiamo scegliere, quando possibile, quali cerchi continuare ad alimentare e quali lasciare andare.




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