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Il blog di Isabella Puddu

Pensieri di un coach

La sindrome del nido vuoto

  • Immagine del redattore: Isabella Puddu
    Isabella Puddu
  • 14 set 2025
  • Tempo di lettura: 4 min

Come trasformare l’assenza in opportunità


È sorprendente come l’essere umano abbia dato un nome a quasi ogni fase della vita, riconoscendone non solo le tappe, ma anche le sfide emotive che le accompagnano.

Una di queste è la cosiddetta sindrome del nido vuoto, (dall’inglese Empty Nest Syndrome), che segna il momento in cui i figli lasciano la casa ed i genitori si trovano a rielaborare la propria quotidianità e identità.

Visto che ci sono dentro anch’io — il mio secondo figlio è partito proprio una settimana fa per studiare all’estero — ho deciso di fare il punto della situazione. Come coach, affronto ogni sfida con analisi, strategie e soluzioni pratiche e voglio applicare lo stesso approccio a questo periodo così delicato e intenso, cercando di trasformare la nostalgia e l’incertezza in opportunità di crescita e nuove scoperte.

 

Il termine Empty Nest è stato coniato nel 1914 da Dorothy Canfield Fisher nel suo libro Mothers and children. Dorothy Canfield Fisher fu una scrittrice americana di successo, riformatrice educativa e attivista sociale. Sostenne con forza i diritti delle donne, l’uguaglianza razziale e l’educazione. Nel 1911 contribuì a diffondere il metodo Montessori negli Stati Uniti e fu inserita tra le dieci donne più influenti d’America di quell’epoca.

Secondo la Canfield, il nido vuoto descrive molto bene le sfide emozionali dei genitori , soprattutto delle donne, che affrontano il senso di vuoto dovuto alla partenza dei propri figli e che porta ad un senso di perdita e ad un cambiamento della struttura della famiglia.

 

Secondo la psicologa sociale americana Carin Rubenstein, autrice di Beyond the Mommy Years, pubblicato nel 2007, la sindrome del nido vuoto attraversa tre fasi: lutto (tristezza e senso di perdita), sollievo (accettazione e nuovi interessi) e infine gioia (indipendenza, benessere e relazioni). La sua ricerca mostra che la condizione di nido vuoto non è uno stato permanente, ma una fase di transizione che può aprire a una vita appagante dopo il ruolo genitoriale.

Sta di fatto che queste fasi — lutto, sollievo e gioia — possono essere vissute pienamente, in parte o addirittura saltate del tutto, a seconda della propria personalità e delle circostanze. Non esiste un percorso rigido: ciascuno attraversa questo periodo in modo unico, tornando magari su alcune emozioni più volte; è la naturale circolarità della vita, dove i cambiamenti portano a riflessioni, adattamenti e nuove opportunità di crescita personale.

Inoltre, il modo in cui le famiglie affrontano il distacco dei figli varia molto tra le culture. In Occidente, è comune che i figli lascino la casa per studio, lavoro o amore, diventando indipendenti. In altre culture, invece, si tende a mantenere i legami familiari più stretti, incoraggiando i figli a restare vicini ed a partecipare alla vita della famiglia allargata il più a lungo possibile.



Dalla prospettiva del coaching, credo sia fondamentale concentrarsi su alcuni temi chiave:

 

1. Accettare la situazione:

Il primo passo è riconoscere che le cose stanno cambiando. È naturale provare un senso di perdita, ma dare un nome alle emozioni — tristezza, nostalgia, solitudine, ma anche curiosità e speranza — ci aiuta a gestirle. È importante essere gentili con se stessi e con chi ci sta accanto: non si tratta di resistere alla vita, ma di accoglierla, così com’è.


2. Coltivare le relazioni:

In momenti come questo, il sostegno degli altri è fondamentale. Parlare con il partner, con gli amici, con colleghi o altri genitori: condividere le emozioni aiuta a sentirsi meno soli e può portare consigli preziosi. Investire nelle relazioni significa anche investire in se stesso. Questo è il momento giusto per riprendere progetti rimasti in sospeso, provare qualcosa di nuovo e inaspettato. Personalmente, sto pensando di iscrivermi ad un corso di apnea, per ricaricare energia e entusiasmo.


3. Ridefinire la relazione con i figli:

I figli sono diventati giovani adulti. È l’occasione per stabilire nuove regole, chiarire eventuali incomprensioni e riscoprirli come individui autonomi. Concedi loro il beneficio del dubbio, ascoltali senza pregiudizi e scopri come cresce la loro indipendenza: è una nuova fase della relazione che può diventare straordinariamente ricca ed appagante.


4. Focalizzarsi sul futuro:

Il futuro è tutto da scrivere, sia per te che per i tuoi figli e per la tua famiglia. Questa fase della vita può diventare un’opportunità unica di crescita personale, di riscoperta dei propri interessi, di evoluzione continua. Guardare avanti con curiosità e apertura mentale trasforma la nostalgia in motivazione e in entusiasmo per ciò che verrà.


Più facile a dirsi che a farsi. Il segreto sta nei piccoli passi: accogliere le emozioni, fare scelte consapevoli, dedicarsi a se stessi senza sensi di colpa. La vita si è allungata e, come donne e madri, abbiamo davanti nuove possibilità, nuovi progetti e nuove avventure.

Ricorda: se le emozioni diventano troppo pesanti o persistenti, chiedere il supporto di un professionista non è un segno di debolezza, ma di forza e cura verso se stessi.

Questo momento, se affrontato con consapevolezza e strategie concrete, può trasformarsi in uno dei periodi più ricchi e stimolanti della tua vita.

È il tempo di riscoprire se stesso, le tue passioni e la tua energia: il nido si svuota, ma la vita si apre a nuovi orizzonti.

 

 

Dedicato a Olimpia e Vittorio, che mi mancano terribilmente.

 

 

 
 
 

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